Odissea degli animali in gabbia: le rispostacce del sindaco ledono l'immagine della città

merli_200x100GROTTAMMARE (AP) - 19.7.2011 - La sconcertante risposta del sindaco Merli (nella foto) con tanto di minaccia di querela ai cittadini che protestavano per l'esposizione di animali in condizioni penose alla Fiera di San Paterniano si sta trasformando in un clamoroso autogol per lo stesso Merli e per la Perla dell'Adriatico. La lettera di una lettrice

 

 

Dopo le numerose proteste seguite all'esposizione di animali vivi in condizioni pietose durante la Fiera di San Paterniano a Grottammare, la scomposta risposta del sindaco grottammarese Merli che ha, addirittura, minacciato di querelare alcuni cittadini che hanno protestato, si sta rivelando un clamoroso autogol per lo stesso primo cittadino e per l'immagine della "Perla dell'Adriatico". Tra le tante reazioni critiche all'atteggiamento del sindaco Merli pubblichiamo quella espressa da una lettrice con una lettera aperta rivolta al sindaco di Grottammare. 

"Che importa se tutta la folla fischia, purchè tu stesso ti sia prodigo d'applausi? [Erasmo da Rotterdam  Elogio della follia]

Stavolta il disturbo di rispondere se l'è dovuto prendere, se non altro per l'eco suscitata dal caso e per lei certo inaspettata [cfr. <http://www.liberazione.it/letter-file/-Il-progresso-di-un-popolo-si-vede-da-come-sono-considerati-gli-animali-.htm?fontsize=big>].

Perchè lei dimostra di non capire, ed è grave, che  "i danni alla onorabilità delle persone coinvolte e all'immagine del Comune di Grottammare" non vengono da chi denuncia lo scandalo ma dallo scandalo stesso, e da chi non solo ne è responsabile per non averlo impedito ma ne rivendica un'indifendibile legittimità.
Perchè lei dimostra di non sapere che "onorabilità e immagine" non sono mai minacciate quando l'agire sia "onorabile"; che il suo intimidatorio sventolamento di azioni legali, al contrario, non restituisce onorabilità all'immagine che Grottammare ha dato di sè in quei due giorni; nè varrà, a smacchiare la coscienza dei responsabili,  la candeggina della voce grossa e del potere esibito.

Se la mia difesa degli animali in quei giorni fosse stata "stranezza" di integralista facile all'esaltazione quanto fragile alla minaccia, sarei arretrata fin dalle prime ore di quel sabato, davanti all'aggressione verbale dei due energumeni titolari dello stand degli infelici animali, di fronte al loro "ti ho fotografato così ti riconosco in giro...", al loro "ti faccio un... così" con eloquente gestualità di accompagno (davanti all'inerte vigilessa), eccetera.

Lei è un sindaco e le sue esternazioni sono meno volgari. Non meno arroganti, però, e si fanno scudo della menzogna: tale è il rivendicare il "sollecito intervento di Polizia Municipale, Servizio Veterinario della ASUR e Corpo Forestale dello Stato".

I nostri vani tentativi, invece, di superare il muro d' inerzia, irrisione, colpevole menefreghismo sono puntualmente documentati. Quanti hanno mentito asserendo la propria"non competenza", irriso le regole, fatto spallucce sul tormento di innocenti animali, certificato insostenibili "riscontri totalmente positivi sulla salute degli animali" di fronte a quelle gabbie di bestiole sofferenti, ne risponderanno soprattutto alla propria coscienza e al codice etico dei rispettivi ruoli e professioni.

Quelle che definisce "accuse ed illazioni lanciate verso il Comune di Grottammare e verso gli Enti intervenuti" sono - per quanto lei si affanni e se ne adonti -  la fotografia veritiera del più avvilente spettacolo che la città potesse dare di sè attraverso i suoi rappresentanti istituzionali.
L' "immagine" ne sarebbe uscita meglio se lei avesse con onestà riconosciuto il deficit normativo che rende il Comune di Grottammare inadempiente  riguardo alle azioni di controllo sul commercio degli animali.

Migliorare infatti si può, rimediare agli errori anche, pur se questi sono stati intanto pagati da esseri incolpevoli.
Lei ha scelto invece di mostrare i muscoli, e facendolo si è messo sullo stesso piano di quelli che "ti ho fotografato così ti riconosco in giro".

Infine: rispettare gli animali non è istituire una ridicola spiaggetta per cani in pochi metri di sgangherato litorale. Potrà servirle, insieme ad altre imbellettature, a rabberciare l'immeritata bandiera blu, per l'immagine. Perchè per lei è la facciata che conta. Ma una bandiera blu non è grande abbastanza per coprir le vergogne.
Come è suo stile, com' è suo costume, continui a tagliar nastri inaugurali dietro i quali c'è il nulla, spesso ancor meno, e a piazzare la sua immagine con l'enfasi del venditore di aspirapolveri.

E continui ad essere, ancora e sempre, a se stesso prodigo d'applausi". Sara Di Giuseppe    

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